
Le cose che restano. Cinque porte aperte su una vita
Cinque Tracce su Narrandanti, un libro e un album: le persone, i luoghi e i gesti che continuano a camminare con noi.
Leggi la storia →Una tarta de queso incontrata a Teguise, inseguita fino a San Sebastián e poi portata a una festa.

Un’amica di Marcella compie gli anni e organizza una festa.
Io, come spesso succede, mi offro di preparare qualcosa.
Una focaccia con i pomodorini, alla pugliese. Una focaccia con le cipolle. Un erbazzone. Cose semplici, da mettere in mezzo al tavolo, tagliare e passare di mano in mano.
Fin qui, tutto normale.
Poi mi viene il lampo.
«La torta la faccio io.»
Ed è lì che la faccenda cambia.
Perché nella mia testa non compare una classica torta di compleanno.
Compare una tarta de queso.
Una di quelle cose che ho incontrato a Lanzarote e che, quasi senza accorgermene, ho cominciato a portarmi dietro.
La prima volta che l’ho assaggiata ero nel centro di Teguise, nella Villa.
Non stavo cercando una ricetta e non stavo facendo ricerca gastronomica. Ho semplicemente mangiato una fetta di torta che mi è rimasta in testa.
Succede. Assaggi qualcosa e continui a pensarci.
E quando una cosa continua a tornarti in mente, prima o poi arriva la curiosità.
Che torta è? Da dove viene? Perché è così diversa da quelle che conoscevo? E, soprattutto, posso provare a farla anch’io?
Così ho cominciato a cercare.
Ed è seguendo quel filo che sono arrivato fino a San Sebastián e alla Tarta de queso de La Viña.
Il sito ufficiale del ristorante racconta che fu Santiago Rivera a creare la torta nel 1990. Nel tempo è diventata uno dei simboli gastronomici più riconoscibili della città, ma continua a nascere da una cosa quasi disarmante: pochi ingredienti e nessuna voglia di sembrare perfetta.
Niente base di biscotti. Niente decorazioni elaborate. Una superficie ben cotta, quasi bruciacchiata, carta da forno spiegazzata e un interno che resta cremoso.
Per un periodo, le prime volte, anch’io ho provato a chiamarla cheesecake. Mi sembrava il modo più semplice per farmi capire.
Alle Canarie, però, quando dicevo cheesecake mi guardavano malissimo.
Non con cattiveria. Peggio: con quella faccia secca di chi ti sta facendo capire che hai sbagliato proprio parola.
«No. Tarta de queso.»
Punto.
Alla fine ho smesso di tradurla.
Tecnicamente qualcuno può avvicinarla alla famiglia delle cheesecake. Ma io l’ho conosciuta in Spagna e alle Canarie come tarta de queso, e nella mia testa è rimasta così. Perché certe cose non si portano dietro soltanto gli ingredienti. Si portano dietro anche il nome, il luogo e il modo in cui le hai incontrate.
Qui viene il bello: la preparazione è sorprendentemente semplice.
La ricetta originale pubblicata da San Sebastián Turismo, riferita alla torta di La Viña, indica per una torta da circa 10-12 persone un chilo di formaggio cremoso, sette uova, 400 grammi di zucchero, un cucchiaio e mezzo di farina e 500 millilitri di panna.
Si mescola tutto con pazienza, senza montare prima le uova. Lo stampo viene rivestito con carta da forno inumidita, si versa il composto e si cuoce a 210 gradi per circa quaranta minuti.
Poi bisogna lasciarla stare. Ed è forse la parte più difficile della ricetta.
La fonte istituzionale consiglia almeno quattro ore di riposo prima di toglierla dallo stampo. Deve essere fredda, ma al centro può conservare quella consistenza morbida e tremolante che la rende riconoscibile.
Ricetta completa: San Sebastián Turismo
Storia e origine: sito ufficiale del Bar Restaurante La Viña
La sua storia si chiama La Viña. La mia, invece, è cominciata a Teguise.
E così, nella mia cucina, ho iniziato a chiamarla la Torta della Villa.
Non perché sia una ricetta tradizionale di Teguise. Non lo è.
È semplicemente il nome che le ho dato io, perché è lì, nella Villa, che per me questa storia è cominciata.
È il posto dove una fetta di torta ha smesso di essere soltanto qualcosa di buono da mangiare ed è diventata qualcosa che volevo capire.
Prima cercare. Poi provare. Poi rifare. E, alla fine, portare con me.
Questa volta il viaggio è arrivato davvero fino in fondo.
Alla festa ho portato le focacce, l’erbazzone e, naturalmente, lei.
La Torta della Villa è finita sul tavolo e la prima buona notizia è che è piaciuta. Molto.
Poi sono cominciate le domande.
«Ah, ma è formaggio?» Sì. Formaggio cremoso.
«Ma è dolce?» Sì. È un dolce. Nessuna torta salata si è infiltrata alla festa sotto falso nome.
E naturalmente è arrivata anche la domanda inevitabile.
«Quindi è una cheesecake?»
E lì mi sono sentito, per un attimo, dall’altra parte del tavolo rispetto a quando ero io alle Canarie.
«No. Tarta de queso.»
Ormai mi hanno educato bene.
Poi: «Cacchio, che bella.» «Che buona.» «Ma davvero è così semplice farla?»
Sì, abbastanza da far venire voglia di provarci. E così la ricetta ha cominciato a circolare quasi quanto le fette. L’ho data a chi me l’ha chiesta, senza troppe cerimonie.
Alla fine forse il punto non era nemmeno dimostrare di saper fare una torta.
Era portare qualcosa.
Io, quando vado da qualcuno, faccio fatica ad arrivare a mani vuote. Mi sembra sempre che manchi un pezzo. Non serve qualcosa di complicato: può essere una focaccia, un erbazzone, una bottiglia, una cosa pensata per quella tavola.
Questa volta è stata una torta incontrata a Teguise, inseguita fino a San Sebastián, rifatta nella mia cucina e poi messa davanti a persone che quel primo assaggio non l’avevano mai vissuto.
Per qualche minuto, però, sono entrate anche loro nella stessa storia.
Ed è questa la cosa che mi interessa.
Perché certe storie non rimangono dove le abbiamo trovate.
Viaggiano.
E Terre Narranti, in fondo, nasce anche per questo: incontrarle, raccoglierle e portarle un po’ più avanti.
Massimo di Terre Narranti
Ricetta di riferimento: San Sebastián Turismo — ricetta originale della Tarta de queso de La Viña.
Storia e origine: sito ufficiale Bar Restaurante La Viña, San Sebastián.
Immagine di copertina: archivio Terre Narranti — trittico approvato della Torta della Villa.