
Peschiera, quando l'acqua dava da vivere
Dalle anguille raccontate da Plinio alle antiche peschiere, fino alla sfida per il futuro dei pesci del Garda.
Leggi la storia →Peschiera, la voga veneta e le persone che tengono vivo il rapporto con l'acqua.

Più cerco notizie sulla festa di San Martino, più mi accorgo che Peschiera continua a riportarmi sempre nello stesso posto.
Sull'acqua.
Non dovrebbe sorprendermi. Basta guardare questa città, il lago, il Mincio e i suoi canali. Eppure, leggendo il programma dei festeggiamenti, mi sono fermato su un appuntamento che rischia di passare in secondo piano rispetto ai fuochi dell'11 novembre.
Il Palio di San Martino.
Una gara di voga veneta nel Canale di Mezzo.
E qui mi è venuta una curiosità: quanti di noi, guardando quelle barche, sanno davvero che cosa significa governarle?
Nella voga veneta si rema in piedi, rivolti nella direzione in cui si procede.
Sembra semplice, detto così.
Poi provate a immaginare l'equilibrio necessario, il movimento del corpo, la forza da dosare e il coordinamento con chi rema insieme a voi.

E naturalmente c'è l'acqua.
Che non è una strada asfaltata. Non sempre si comporta come vorremmo.
Una tecnica del genere richiede allenamento, pazienza e qualcuno disposto a insegnarla.
Ed è proprio su quest'ultimo aspetto che mi sono fermato.
Nei programmi delle manifestazioni troviamo date, orari, percorsi e classifiche.
Tutte informazioni utili, per carità.
Ma io vorrei sapere altro.

Chi sono le persone che salgono su quelle barche? Chi ha insegnato loro a remare? Quante ore dedicano a prepararsi? Che cosa significa per loro partecipare al Palio?
Non lo so ancora, e non ho intenzione di inventarmi il racconto di un nonno che insegna al nipote soltanto perché sarebbe una bella immagine.
Preferisco incontrare qualcuno e farmelo raccontare.
Perché una gara può durare poco, ma dietro possono esserci anni di impegno, amicizie, discussioni e persone che lavorano perché tutto funzioni.
E non tutte finiscono sul podio.
A me interessa sapere chi c'è sulla barca, non soltanto chi arriva primo.
Perché una gara finisce quando si taglia il traguardo. La storia di chi ha remato, invece, può cominciare proprio lì.
Su questo una posizione la prendo.
Mi piacciono le feste popolari, ma non sopporto quando, per renderle più affascinanti, si sente il bisogno di raccontare che tutto esiste da secoli, anche quando non è vero.
Una tradizione può essere antica, recuperata oppure relativamente recente.
E allora?
Non è meno importante per questo.
Il Palio di San Martino non ha bisogno di una leggenda inventata per meritare attenzione.
Ha bisogno di persone che lo organizzino, di equipaggi che si preparino e di qualcuno che abbia voglia di continuare a trasmettere una pratica.
Una tradizione non vive perché la mettiamo su una locandina.
Vive perché qualcuno continua a dedicarle tempo.
Ed è questo che mi interessa raccontare con Terre Narranti: non soltanto ciò che una comunità mostra, ma ciò che le persone fanno per mantenerlo vivo.
Domenica 8 novembre 2026, secondo il programma della festa, la voga veneta torna nel Canale di Mezzo per il Palio di San Martino.
Tre giorni dopo, l'11 novembre, quello stesso luogo sarà al centro dell'Incendio dei Voltoni.
Due appuntamenti differenti.

Da una parte le barche, il movimento dei remi, gli equipaggi.
Dall'altra le luci e lo spettacolo che richiama tante persone.
Non voglio metterli in competizione. Mi piacciono entrambi.
Però, mentre aspettiamo di guardare il cielo illuminarsi, vorrei fermarmi prima a osservare chi lavora sull'acqua.
E magari riuscire a scambiare due parole con qualcuno di loro.
Non per chiedergli soltanto se pensa di vincere.
Ma per farmi raccontare perché continua a remare.
Perché Peschiera non è soltanto un bel posto da fotografare. È anche una comunità fatta di persone che dedicano tempo, impegno e passione a ciò che fanno.
E io vorrei conoscere quelle persone.
Massimo