
Peschiera, quando l'acqua dava da vivere
Dalle anguille raccontate da Plinio alle antiche peschiere, fino alla sfida per il futuro dei pesci del Garda.
Leggi la storia →Dai bigoli con le sarde alle trippe, dal risotto al tastasal alle castagne: alla scoperta dei sapori della festa di Peschiera.

Nota sulle immagini: le fotografie che accompagnano questo racconto sono ricostruzioni illustrative, non immagini reali degli stand, dei piatti serviti o della festa di San Martino a Peschiera.
Continuando a curiosare sulla festa di San Martino a Peschiera, a un certo punto mi è venuta fame.
E pensare che non ho ancora assaggiato niente.
Ho cominciato a chiedere informazioni, ascoltare quello che mi veniva raccontato e cercare notizie sulle edizioni passate.
Più andavo avanti, più l'elenco si allungava.
Bigoli con le sarde, risotto al tastasal, trippe, cotechino con la pearà, panini con la salsiccia, porchetta, arrosticini, fogassin, caldarroste e vino.
E io, davanti a un elenco del genere, ho un problema.
Assaggerei tutto.
Comincio già a sperare che Wendy riesca a fermarmi.
Ho scoperto che nelle edizioni passate tante associazioni hanno allestito piccoli stand autonomi, ognuno con le proprie specialità.
Una cosa che mi piace.
Perché dietro ogni piatto ci sono persone che preparano, cucinano, servono e alla fine rimettono tutto in ordine.
Spesso sono volontari, e quel tempo dedicato alla comunità vale molto più del prezzo di una porzione.
Mi piacerebbe incontrarne qualcuno e farmi raccontare come si organizzano.
Lo vedremo quando sarò lì.
Partiamo dalle trippe.
So già che qualcuno, soltanto a sentirle nominare, storcerà il naso.
Io no.
A me le trippe piacciono. E anche parecchio.

Se le trovo, difficilmente riuscirò a passarci davanti.
Raccontano una cucina nella quale non si buttava facilmente nulla. Le frattaglie avevano un valore e richiedevano esperienza e cotture pazienti.
Qui tornano anche le tradizioni del maiale, del cotechino e del bollito delle nostre campagne.
E con il bollito non possiamo dimenticare la pearà, quella salsa veronese di pane grattugiato, brodo, midollo e pepe, che ha bisogno del suo tempo.
Ho sentito parlare anche del cotechino accompagnato dalla pearà.

E già cominciamo male: siamo soltanto all'inizio e avrei trovato più di una cosa da assaggiare.
Poi ci sono i bigoli con le sarde.

Ed è curioso ritrovarli proprio mentre approfondisco la storia della pesca a Peschiera.
Perché dietro quel piatto ci sono il lago, i pescatori, le barche e il lavoro di chi conosceva quelle acque.
Un piatto può raccontare un territorio quanto un documento storico, se ci fermiamo a capire da dove arrivano i suoi ingredienti.
Vorrei scoprire come vengano preparati durante la festa, se li troverò.
Magari qualcuno avrà anche una storia da raccontarmi.
Tra le specialità ricordate nelle cronache precedenti c'è il risotto al tastasal.
Il tastasal nasce dalla lavorazione del maiale: un impasto di carne insaporita che veniva assaggiato per controllare la salatura prima di preparare gli insaccati.
Da quella pratica è arrivato uno dei risotti più conosciuti del Veronese.

E poi ci sono i panini con la salsiccia, la porchetta e gli arrosticini.

Il mondo della brace, del cibo mangiato in piedi e delle chiacchiere davanti a uno stand.

Mi piace anche questa cucina, senza troppe cerimonie.
Tra le cose che mi hanno raccontato è saltato fuori il Pan Pearà, un pane preparato con la pearà, che ho trovato anche in una proposta gastronomica veronese.
Questa mi manca.
Sono curioso di capire che sapore abbia e se riuscirò a trovarlo.
Ma quello che c'era nelle edizioni passate non è detto che ci sia anche quest'anno.
Arriviamo al dolce.
Ho trovato più volte nominato il fogassin, una preparazione locale che vorrei conoscere meglio, anche perché da un paese all'altro cambiano ingredienti e modi di prepararla.

Poi le caldarroste.

Basta il profumo per pensare all'autunno.
E naturalmente il vino.
Il vino nuovo, legato alla vendemmia appena conclusa, appartiene alla tradizione contadina di San Martino. Il vin brulé, invece, compare nelle cronache della festa.
Due cose diverse, entrambe capaci di accompagnare una chiacchierata quando fa freddo.
E tra un bicchiere raccontato e l'altro, il pensiero mi porta a Moniga del Garda.
Mi viene in mente Mattia, un caro amico che conosco da tempo.
Con lui il vino non è mai soltanto qualcosa da versare in un bicchiere. Dietro ci sono persone, lavoro e storie che meritano di essere ascoltate.
Nei prossimi giorni devo tornare a trovarlo, curioso di scoprire che cosa verrà fuori dal nostro incontro.
Ma questa è un'altra storia, che vi racconterò al momento giusto.
Per adesso torniamo a Peschiera.
L'11 novembre, un tempo, segnava anche la fine dell'annata agricola, la scadenza di contratti e, per tante famiglie, il momento di cambiare casa e lavoro.
Lo abbiamo incontrato raccontando il Fà San Martìn.
E forse è per questo che certi sapori continuano a parlarci di campagna, raccolti e persone che si ritrovano.
Adesso ho una bella lista di cose che vorrei assaggiare.
Le trippe, sicuramente. Poi i bigoli con le sarde, il risotto, il cotechino, qualcosa dalla brace, il fogassin e magari quel Pan Pearà che mi incuriosisce.
Insomma, conoscendomi, il rischio è che io voglia provare tutto.
Mi vedo già trasformato in Pac-Man.
Avete presente quello che gira e mangia tutto quello che trova sulla sua strada?
Ecco, davanti a quegli stand potrei diventare esattamente così.
Il problema è che Pac-Man mangia e non ingrassa.
Io invece sì. E quando salgo sulla bilancia me ne accorgo!
Quindi, Wendy, questa volta conto davvero su di te. Fammi assaggiare qualcosa, ma se mi vedi partire come Pac-Man, fermami prima che sia troppo tardi.
Vorrei tornare a casa con qualche bella storia, non soltanto con qualche chilo in più.
E chissà che, girando fra gli stand, non trovi qualcosa di cui nessuno mi ha parlato. Un piatto che non conosco o che non ho mai assaggiato.
Sarebbe una bella sorpresa.
Non so ancora quali specialità ritroverò quest'anno, né chi incontrerò dietro quelle piccole cucine.
So soltanto che ci andrò con gli occhi aperti, la curiosità di conoscere le persone e, temo, un appetito difficile da tenere a bada.
Dopo la festa vi racconterò quello che avrò visto, chi avrò incontrato e che cosa sarò riuscito ad assaggiare.
E soprattutto se Wendy sarà riuscita nella sua impresa.
Perché una cosa è informarsi su una festa.
Un'altra è viverla.
E quella storia, per adesso, deve ancora cominciare.
Massimo